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venerdì 17 marzo 2017

Poche storie, ha ragione Michele Posa!


Gira che ti rigira siamo sempre li con il discorso. Internet ha dato voce a tutti, e questo è un bene, ma ha anche dato la possibilità al primo coglione di turno di farsi un nome su argomenti che non conosce, e questo è un male. Ha dato la possibilità di fare la voce grossa a chi la voce grossa non potrebbe mai averla, come numeri e capacità, ma che nell'era della disinformazione, dei ReBubblica, NOzione e via discorrendo, la minoranza, quella assurdamente alternativa, ha trovato terreno fertile nelle zucche vuote degli internauti.

E col wrestling è stato ancora più semplice, in Italia dopo il boom degli anni 80 lo hanno cagato in pochi, nessuno conosceva veramente il dietro le quinte, la costruzione di un match e di uno show e tutte le altre cose che stanno dietro a questo mondo. Logico quindi che quando poi è ritornato in auge l'ignoranza la facesse ancora più da padrona.

All'italiota medio non dar dell'ignorante, soprattutto se sa di esserlo; non gli spiegare regole, se ne fotte di esse; non dirgli che ne sai più di lui, il gran cazzo che ne sa lui è impossibile da superare; non gli far capire che ha detto una stronzata, essa assurgerà da stronzata ad opinione personale, piuttosto con 30 gradi sotto zero si denuderà se prima ha erroneamente asserito che è caldo.

Ma torniamo al punto del discorso: in uno dei suoi interessantissimi video blog, il commentatore di Sky Italia Michele Posa ha asserito che è controproducente per un fan tifare gli heel di una federazione e fischiare i face, argomentando ciò in un modo chiaro e preciso e lanciando più o meno velatamente delle critiche verso il modo di concepire il prodotto wrestling, e in particolar modo WWE, della quasi totalità dei fan e degli "addetti ai lavori" presenti nel web italiano.

Non l'avesse mai fatto, apriti cielo e spalancati terra! Le risposte più o meno dirette non hanno tardato ad arrivare ma le argomentazioni sono state blande, per non dire inesistenti. E adesso anche noi vogliamo dire la nostra.

Bisogna, che questi nuovi esperti del wrestling del nuovo millennio traggano insegnamenti da chi il wrestling, specialmente quello WWE, lo segue da molto più tempo di loro; e sarebbe un bagno di umiltà prendere per buono quanto detto da chi, come Michele Posa, è sicuramente più dentro ai meccanismi della federazione e non ha formato la propria opinione solo con chiacchiere da forum stile Tuttowrestling.

Bisogna che vi mettete in testa che il concetto di face e heel è alla base del mondo del pro wrestling, che non è vero che nel 2017 non esiste più, perché mai come oggi nella società moderna il bene e il male sono presenti in ogni sfaccettatura del mondo in cui viviamo. Cambia il modo nel quale un soggetto si difende dai soprusi, ma il malvagio, il disonesto che cercherà sempre di avere dei vantaggi tramite mezzi non leciti esiste ancora oggi, ancora di più rispetto a 30 anni fa.

E il wrestling main stream deve per forza di cose portare in scena situazioni quanto più vicine alla realtà del periodo nel quale viviamo. Ecco quindi i supereroi anni 80, che oggi non vanno più di moda se non presso un pubblico di bambini (da qui il caso di John Cena controversial champion), ecco gli anni 90, anni di ribellione, di personaggi più controversi (molto più di quelli di oggi) e del successo della Attitude Era o di stable come il New World Order in WCW. Ed eccoci ad oggi dove la giustizia non va di pari passo con la legge e un buono, un eroe, non è necessariamente portato a seguire le regole se vuole far trionfare il bene.

Ed è inutile continuare ad essere ottusi, voler fare i "fighi" della situazione che vanno contro le scelte imposte dalla federazione. Perché se la WWE sceglie di far interpretare un personaggio ad un proprio atleta, inserendolo in uno dei due schieramenti principali (face e heel) è perché ci sono dei piani narrativi appositamente studiati per lui, e mostrare il proprio disappunto per queste scelte (fischiando i face e tifando gli heel) porta la federazione a poter stravolgere questi piani e rimandare, se non annullare proprio, un eventuale push per questo atleta. Il caso poi è sotto gli occhi di tutti: AJ Styles vs Shane McMahon a Wrestlemania. Se non è un ridimensionamento per Styles questo!

Ecco perché se si apprezza un atleta bisognerebbe mostrargli il proprio supporto dimostrando con i fatti di apprezzare il suo lavoro. E non è certo fischiandolo da heel che si fa ciò.

Ci sarebbe anche da ribattere al discorso che è venuto fuori da un video di un opinionista piuttosto giovane che asseriva che il prodotto wrestling WWE è cambiato rispetto agli anni 80 perché oggi si punta più ad accalappiare talenti indy e che quindi il prodotto è oramai indy oriented. Ma questo è un discorso di scarsa conoscenza storica del prodotto e magari lo approfondiremo un'altra volta.

In conclusione direi che è l'ora di svegliarsi e di smetterla di fare gli esperti soprattutto di fronte a persone che parlano con cognizione di causa avendo vissuto il prodotto in prima persona.

Per oggi è tutto, siamo curiosi di leggere i vostri commenti in merito.

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